Stampa Articolo

Suggerisci ad un amico

L'OPINIONE

Un sistema ECM forte
in una cornice di regole condivise

Omogeneizzare le attività di accreditamento
per assicurare una qualità uniforme alla formazione

 

 

Prof. Renato Balduzzi
Ministro della Salute

Ministero della Salute

Commissione Nazionale per la Formazione Continua

Eravamo in un periodo in cui le Regioni affermavano una soggettività ampia in Sanità, poi riconosciuta con la riforma del Titolo V della Costituzione, ma per l’Educazione Continua in Medicina approvarono facilmente il modello nazionale e i suoi organismi. Seppero vedere lontano: un vero sistema di formazione richiedeva una base nazionale forte

Lungotevere Ripa, 1

00197 Roma

 

segreteriaministro@sanita.it www.salute.gov.it

 

 

Commissione Nazionale per la Formazione Continua

via Puglie, 23
00187 Roma

 

tel. 06 427491

fax 06 42749488

 

In questo numero ForumECM incontra il Ministro della Salute Renato Balduzzi.

 

Esperto di Diritto Costituzionale della salute e di Diritto Sanitario, Balduzzi parallelamente alla carriera accademica, che lo ha portato a diventare  professore ordinario di Diritto Costituzionale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e professore invitato in diverse università europee, ha ricoperto diversi importanti incarichi nel mondo della Sanità pubblica.

 

Prima come Capo dell’Ufficio legislativo del Ministero della Sanità, sotto l’allora Ministro Bindi, poi presiedendo la Commissione ministeriale per la Riforma sanitaria ed infine come Presidente dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali.

Incarichi che lo hanno sempre visto protagonista, con diversi ruoli, del Programma nazionale di Educazione Continua in Medicina.

 

Come Capo dell’Ufficio legislativo del Ministero della Sanità Balduzzi ne sostenne infatti la nascita, trovando, come lui stesso sottolinea, “grande disponibilità delle Regioni” che, in un momento nel quale stavano affermando una forte soggettività anche in Sanità, seppero far proprie le ragioni di un comune Programma nazionale di formazione continua.  

 

Come Presidente dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali Balduzzi ha successivamente gestito il passaggio dell’Educazione Continua in Medicina sotto il “tetto” dell’Agenas, considerata la casa comune della formazione continua. Questo nell’idea di una governance condivisa dell’ECM che vedesse interagire diversi soggetti istituzionali con responsabilità e ruoli distinti.

 

Oggi, come Ministro della Salute e Presidente della Commissione Nazionale per la Formazione Continua, Balduzzi sta sostenendo, con convinzione ed impegno, il processo di consolidamento del nuovo Sistema ECM. Un Sistema “integrato e solidale”, che l’Accordo Stato-Regioni dello scorso aprile, attraverso la definizione dei requisiti minimi e standard, ha inteso rendere concretamente omogeneo a livello nazionale in termini di offerta formativa.

Sicuramente va dato atto al Ministro di aver da subito creduto nella bontà e, soprattutto, nella necessità di un Programma nazionale di formazione continua in medicina, che come ricorda lui stesso, fa oggi della Sanità il comparto del Paese dove si realizza “più compiutamente l’aggiornamento professionale”.

 

Il Programma nazionale ECM ha compiuto 10 anni. In qualità di Capo dell’Ufficio legislativo del Ministero della Sanità, sotto l’allora Ministro Bindi, lei curò la stesura del decreto legislativo istitutivo del Programma disegnando il Sistema così come allora pensato. Come ha ricordato a ForumECM Raffaele d’Ari nell’intervista pubblicata lo scorso numero nello Speciale dedicato al decennale del Programma, gli articoli inizialmente previsti furono drasticamente ridotti per evitarne lo stralcio da parte della Presidenza del Consiglio, poco convinta di poter disciplinare la materia in base al principio contenuto nella delega, e la sopravvivenza del decreto legislativo si deve sopratutto alla strenua difesa delle proposte del Ministero da lei fatta.


Cosa ricorda di più di quel percorso che portò alla nascita del Programma ECM?

 

Ricordo la grande disponibilità delle Regioni, che condivisero la scelta di un sistema di formazione strutturato come nazionale. Eravamo in un periodo in cui le Regioni affermavano una soggettività ampia in Sanità, poi riconosciuta con la riforma del Titolo V della Costituzione, ma per la Formazione Continua in Medicina approvarono facilmente il modello nazionale e i suoi organismi. Seppero vedere lontano: un vero sistema di formazione richiedeva una base nazionale forte.

 

Avendo vissuto tutte le diverse fasi di implementazione del Programma nazionale ECM, prima da Capo dell’Ufficio legislativo poi da Presidente dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali ed oggi da Ministro della Salute, crede che, a conclusione dei suoi primi dieci anni, il Programma abbia mantenuto le aspettative che aveva suscitato alla sua nascita?

 

Complessivamente direi di sì, anzi, per certi versi le aspettative sono state superate, perché alla nascita del Programma Nazionale ECM nessuno poteva prevedere il grande sviluppo della Formazione a distanza. Per altri versi ci sono cose da precisare, anche se si è confermato che il comparto Sanità è quello dove più compiutamente si realizza nel nostro Paese l’aggiornamento professionale.

 

Il 19 scorso, in sede di Conferenza Stato-Regioni, è stato sancito un nuovo Accordo contenente regole volte a rendere omogenea su tutto il territorio nazionale l’offerta formativa destinata ai Professionisti sanitari. Un Accordo di grande rilevanza che consolida ulteriormente il Sistema ECM definendo, oltre alle linee guida per l’accreditamento dei Provider, anche l’ammontare del debito formativo, gli organi proposti al controllo dell’operato dei Provider e le procedure previste in caso di violazione delle norme.

 

Secondo lei in questo nuovo quadro regolatorio il ruolo riconosciuto alla Commissione è effettivamente più appropriato all’obiettivo di rendere il Sistema ECM omogeneo in termini di offerta e di assicurare una concreta corrispondenza tra programmi formativi e bisogni del SSN?


Il recente Accordo Stato-Regioni affida alla Commissione Nazionale per la Formazione Continua la necessaria omogeneizzazione delle attività di accreditamento degli enti accreditanti (nazionale e regionali/provinciali) e il conseguente coordinamento da parte della Commissione stessa, sulla base di quanto stabilito nel precedente Accordo Stato/Regioni del 2007 che ha definito il Sistema di formazione continua come “un sistema integrato e solidale tra il livello regionale e il livello nazionale, basato su regole comuni e condivise che ne assicurano l’omogeneità su tutto il territorio nazionale e una chiara ripartizione di compiti tra i rispettivi ambiti di azione”.

 

L’istituto non riveste caratteristiche rigide, è stato regolato in considerazione delle diverse qualifiche dei soggetti che intendono ottenere l’accreditamento in qualità di Provider: per i soggetti privati i Manuali di accreditamento adottati dalle Regioni o dalle Province autonome devono corrispondere ai criteri fissati nel documento allegato all’Accordo (salvo eventuali scostamenti considerati ammissibili sia dal Comitato tecnico delle Regioni che sono incaricati di effettuare il primo riscontro e di esprimere il parere di ammissibilità, sia dalla Commissione nazionale). Nel caso la Regione o la Provincia, nonostante le perplessità, debitamente motivate, sollevate dalla Commissione nazionale decidono di mantenere il testo senza apportare modifiche, i crediti formativi attribuiti dai Provider accreditati utilizzando il Manuale privo del consenso della Commissione nazionale, valgono esclusivamente nel territorio di competenza dell’ente accreditante.

 

Diverso è per l’adozione dei Manuali per l’accreditamento dei Provider pubblici o privati che erogano prestazioni sanitarie, quali: Aziende sanitarie pubbliche e private, nonché altri soggetti erogatori di prestazioni sanitarie ed eventuali enti di formazione a partecipazione prevalentemente pubblica regionale.

 

Per tali soggetti è sufficiente la garanzia da parte dell’ente accreditante nazionale o regionale/provinciale che siano garantiti la qualità del prodotto formativo, l’indipendenza da eventuali interessi commerciali e il numero di crediti concordato in accordo con la Commissione nazionale.

 

Per quanto riguarda la corrispondenza tra i programmi formativi e i bisogni del Servizio Sanitario Nazionale, l’Accordo Stato-Regioni di aprile ha ripreso gli obiettivi formativi già definiti nel precedente Accordo del 2009 favorendo la continuità dell’offerta formativa che lascia lo spazio alla scelta del tipo di aggiornamento più appropriato, da parte del professionista sanitario.

Per quanto riguarda, invece, l’offerta formativa e il miglioramento delle performance la Commissione nazionale, su mia espressa indicazione, sta lavorando per costruire una griglia di criteri che tendono a privilegiare i crediti formativi acquisiti da Provider qualificati, su argomenti che ricadono sull’attività svolta e di interesse rilevante per il SSN.

 

Nel precedente numero ForumECM ha dedicato un approfondimento alla Sponsorizzazione, cercando di riassumere di questa complessa e delicata tematica principi e norme e di riportare i punti di vista dei diversi attori coinvolti. Lo stesso Accordo Stato-Regioni ha confermato ruolo ed attività del Comitato di Garanzia, organo preposto al controllo del rispetto dell’apposita normativa. Da giurista ed esperto nella materia quale lei è come considera il punto di incontro che è stato scelto tra il principio inderogabile dell’indipendenza della formazione continua da interessi commerciali e la salvaguardia degli interessi, pur legittimi, dell’Industria, ovvero la trasparenza dei rapporti con l’Industria come modalità per far emergere eventuali situazioni di conflitto di interessi?

 

La Commissione Nazionale per la Formazione Continua ha affidato al Comitato di Garanzia il compito di evidenziare eventuali conflitti che possono sorgere tra l’interesse del Sistema di formazione continua ad un aggiornamento indipendente dagli interessi commerciali e i prodotti formativi che si avvalgono di sponsorizzazioni. I controlli riguardano la documentazione relativa ai rapporti tra Provider e sponsor commerciali (contratti), che deve essere a disposizione della Commissione e contenere ogni tipo di attività tra gli interessati, che ha come oggetto l’interesse commerciale rispetto all’evento formativo (il principio di trasparenza). Il Comitato è tenuto a riscontrare anche il contenuto formativo dell’evento e la sua effettiva indipendenza. Tale attività è effettuata con sistemi di campionamento che incrociano i dati con le indicazioni eventualmente pervenute dai partecipanti agli eventi stessi, i quali utilizzando un apposito indirizzo di posta elettronica possono informare la Commissione nazionale di eventuali conflitti.

 

Il Comitato, sia per l’attività documentale sia per l’attività dei contenuti formativi, si avvale della Segreteria della Commissione nazionale (per il riscontro documentale) e dell’Osservatorio nazionale per la qualità della formazione continua (per il riscontro dei contenuti formativi).

 

In una Sanità nella quale bisogni, tecnologie e servizi cambiano rapidamente e nella quale è richiesto un uso sempre più efficiente delle risorse a disposizione, i manager delle strutture sanitarie si trovano ad affrontare nuove sfide per le quali necessitano di nuove competenze.

 

Tra i suoi numerosi incarichi c’è quello di direttore del centro di eccellenza interfacoltà per il management sanitario (CEIMS). Da questo punto di osservazione privilegiato e sulla base della sua esperienza quali pensa siano le necessità in termini di formazione di chi è chiamato a gestire una macchina complessa qual è oggi un’azienda sanitaria?

 

Bisogna formare alla capacità di uno sguardo di sistema sul Sistema Sanitario Nazionale e sul contesto regionale in cui ci si trova, e poi occorre sviluppare la consapevolezza che la macchina aziendale è un sistema complesso di relazioni e interdipendenze, dove contano allo stesso modo la gestione della struttura interna e quella delle relazioni con la complessità della vita territoriale, incluso il rapporto con le istituzioni locali.

 

Come ultima domanda le chiedo se a suo parere oggi gli stessi manager della Sanità sappiano concretamente utilizzare la formazione continua come strumento per una corretta gestione e valorizzazione delle risorse umane o se invece, sempre o almeno nella maggior parte dei casi, non replichino un mero approccio burocratico che non valorizza la principale risorsa di una azienda di servizi sanitari ovvero il capitale umano.

 

La riforma dell’organizzazione del Servizio Sanitario Nazionale del 1999 ha previsto, espressamente, la formazione dei manager del SSN. Si tratta di una formazione obbligatoria mirata a preparare i futuri “gestori” dell’offerta sanitaria in termini di economicità, efficienza ed efficacia.

Ma, come sappiamo, questi argomenti non sono gli unici che valgono a definire un manager di eccellenza; al Servizio sanitario nazionale interessa anche che i responsabili abbiano la capacità della gestione delle risorse economiche, strumentali e, in primis, del personale che opera nella struttura sanitaria. Per quest’ultima competenza, lo strumento della formazione continua è fondamentale. Privo del necessario aggiornamento, il personale sanitario non riesce a concorrere al raggiungimento degli obiettivi e a mantenere, migliorare e qualificare le prestazioni sanitarie rivolte in favore del cittadino. È necessario che i manager che si dedicano al Sistema Salute dimostrino di poter contare su basi culturali adeguate e che dimostrino di avere le capacità per utilizzare la formazione continua quale strumento per il miglioramento dell’attività sanitaria. Solo se si è in grado di valorizzare la risorsa umana, sulla base degli elementi culturali richiamati, si intravede nella formazione continua un investimento, piuttosto che un costo.

 

 

15 Giugno 2012

 



PRECEDENTI ARTICOLI