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L'OPINIONE

Agenas: il trait d'union dell'ECM

Realizzare un sistema integrato e solidale basato su regole condivise

 

 

Fulvio Moirano
Direttore Agenas

Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali

Sarebbe opportuno, soprattutto nell'attuale contingenza economica, continuare ad investire nella formazione e nel miglioramento continuo della qualità, perchè nel settore della sanità, dove i professionisti esprimono un livello di capacità, di competenze e di specializzazione così rilevante, in un contesto in cui la conoscenza, la tecnica, la tecnologia evolvono così rapidamente, è proprio l'aggiornamento costante del personale il fattore che consente ad un'azienda di essere “competitiva” in grado, cioè, di garantire qualità, appropriatezza e miglioramento continuo delle cure

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ForumECM intervista questo mese Fulvio Moirano, Direttore dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali.

 

Alla guida dell'Agenzia Moirano è arrivato dopo una lunga esperienza maturata come consulente regionale per la programmazione sanitaria della Regione Piemonte e come Direttore Generale di diverse aziende ospedaliere Piemontesi. Un ricco patrimonio di esperienze e competenze che gli ha permesso di gestire efficacemente una macchina complessa come quella dell'Agenas.

Il suo obiettivo come Direttore dell'Agenas è quello di assicurare all'Agenzia “l'importante ruolo di trait d'union” per “realizzare un sistema integrato e solidale, basato su regole e condivise tali da assicurare l'omogeneità su tutto il territorio nazionale”. Sono tre i pilastri sui quali Moirano intende far muovere l'Agenas per raggiungere “in pieno accordo con le Regioni e con l'amministrazione centrale” questo ambizioso obiettivo: formazione, monitoraggio e valutazione.

 

In questa intervista, che parte proprio dal nuovo ruolo assunto dall'Agenas nell'ambito del Programma nazionale ECM sulla base dell'Accordo Stato-Regioni del 1 agosto 2007, Moirano approfondisce  i risultati conseguiti dai diversi attori del Sistema e le difficoltà che incontrano ancora alcune Regioni del Sud nell'implementazione dei sistemi regionali di accreditamento. A questo oggettivo ritardo l'Agenzia ha risposto mettendo in campo accordi per “far evolvere i sistemi regionali parallelamente al sistema nazionale”. Un supporto “di tipo gestionale tanto per ciò che concerne gli aspetti amministrativo-legali quanto per il profilo informatico” attualmente rivolto a sette Regioni e formalizzato in convenzioni.

 

Parlando di formazione del personale sanitario delle aziende sanitarie, Moirano sottolinea il valore strategico dell'aggiornamento costante del personale quale “fattore che consente ad un'azienda di essere competitiva, in grado, cioè, di garantire qualità, appropriatezza e miglioramento continuo delle cure”. Ma non si limita a questo e, proprio sulla base dell'esperienza acquisita come manager in diverse strutture sanitarie, Moirano individua nella complessità della normativa “attraverso la quale si snoda l'articolazione delle attività proprie delle attuali funzioni di gestione del personale” e nella stessa formazione giuridica di coloro che vi operano, le cause di un approccio burocratico-giuridico ben lontano da quello strategico oggi necessario.

 

E proprio sulla base dell'esperienza manageriale maturata, Moirano riconosce la necessità per chi governa una struttura complessa quale è oggi un'azienda sanitaria di bilanciare le proprie competenze tecnico-specilistiche “con quelle gestionali e organizzative e di sviluppare le competenze di tipo relazionale” come quella di saper motivare i proprio collaboratori. E all'Università chiede di fornire anche ai professionisti sanitari strumenti per aprirsi “all'innovazione e alla formulazione di un pensiero prospettico” per acquisire una visione più ampia del sistema e per interagire e comunicare più efficacemente verso l'interno.

 

Agli obiettivi dell'Agenas per il 2012  negli altri due “pilastri” (Monitoraggio e Valutazione) è dedicata la parte conclusiva dell'intervista, che evidenzia la complessità e ampiezza del “mandato” dell'Agenzia, che accanto alle attività di “osservazione del sistema sanitario nelle sue componenti economiche e di erogazione dei livelli essenziali di assistenza”, intende quest'anno “favorire la diffusione delle innovazioni rilevanti e la conoscenza dei risultati delle sperimentazioni”.

Un compito che riteniamo tanto arduo quanto utile per il Sistema sanitario nel suo complesso in quanto consentirebbe di trasferire a livello nazionale, facilmente e senza ulteriori costi, i risultati delle migliori innovazioni realizzate e al contempo di non replicare, con conseguente risparmio di risorse, sperimentazioni che hanno già mostrato di non funzionare.

 

Nella ridefinizione del Sistema ECM, risultato di una proficua collaborazione nel campo della formazione sanitaria tra istituzioni nazionali e Regioni, si è affermato un nuovo ruolo per l'Agenas, definita 'la casa comune dell'ECM'. In cosa si esplica questo nuovo ruolo?

 

Dal 1° gennaio 2008, con l'entrata in vigore della Legge 24 dicembre 2007, n. 244, la gestione amministrativa del programma di ECM ed il supporto alla Commissione Nazionale per la Formazione Continua, sono stati trasferiti dal Ministero della salute all'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas). L'Accordo Stato-Regioni del 1° agosto 2007, che definisce il “Riordino del Programma di Formazione Continua in Medicina” e stabilisce la nuova organizzazione e le nuove regole per la Governance del sistema Ecm del triennio 2008-2010, individua, infatti, nell'Agenzia la "casa comune" a livello nazionale, in cui collocare la Commissione Nazionale e gli organismi che la corredano.

Il ruolo acquisito dall'Agenas è dunque quello di trait d'union tra le esigenze manifestatesi e che si manifestano, in ambito ECM, tanto a livello regionale quanto nazionale, al fine di realizzare un sistema integrato e solidale, basato su regole comuni e condivise tali da assicurarne l'omogeneità su tutto il territorio nazionale e una chiara ripartizione di compiti tra i rispettivi ambiti di azione.

Con il successivo Accordo Stato-Regioni del 5 novembre 2009 si è provveduto a declinare in termini regolamentari il precedente accordo integrandolo per taluni aspetti. Si è inciso, in particolare, sugli aspetti della indipendenza della formazione continua dal sistema di sponsorizzazione e di una partecipazione più pregnante di tutte le regioni e province autonome al programma di ECM.

Il sistema che ne è risultato è stato improntato sull'accreditamento, nazionale e regionale, non più degli eventi formativi ma dei Provider, vale a dire dei soggetti che erogano direttamente l'attività formativa. In questo contesto il ruolo dell'Agenas, oggi, si sostanzia nella gestione amministrativa-legale delle procedure di accreditamento dei soggetti sopra richiamati, oltre che nella continuità della gestione del sistema di accreditamento degli eventi, fino al completamento del passaggio al nuovo regime. E proprio sulla base delle esperienze acquisite a livello nazionale, l'Agenzia ha offerto la propria collaborazione alle istituzioni regionali, mediante la stipulazione di apposite convenzioni, perfezionando ulteriormente il proprio ruolo di “casa comune dell'ECM” .

 

Superata la fase sperimentale il Programma nazionale ECM si trova oggi in una fase di consolidamento di regole, procedure ed organi. Come possiamo giudicare quanto finora fatto e quali sono gli obiettivi che si devono porre tutti gli attori, in primis la Commissione Nazionale per la Formazione Continua e le Regioni?

 

Il Programma nazionale ECM, come dicevo prima, si trova in una fase di consolidamento per ciò che concerne il passaggio dal vecchio regime di accreditamento eventi, al nuovo regime di accreditamento Provider. Quest'ultimo, in particolare, si sta indirizzando, secondo le previsioni dell'Accordo Stato Regioni del 5 novembre 2009, verso l'accreditamento standard dei Provider.

I risultati sinora raggiunti sono in ogni caso da ritenersi soddisfacenti in quanto in linea con l'Accordo richiamato. Risultano infatti accreditati provvisoriamente circa novecento Provider. Per ciò che concerne gli obiettivi da raggiungere, non bisogna dimenticare la ratio dell'intero sistema ECM: l'indipendenza della scientificità della formazione. La strada è stata già intrapresa con l'Accordo Stato-Regioni sopra richiamato, mediante il quale sono stati istituiti, a supporto della Commissione Nazionale per la Formazione Continua, nuovi organismi quali il Comitato di Garanzia, per l'indipendenza della formazione continua dal sistema delle sponsorizzazioni, il Comitato Tecnico delle Regioni, che assicura la partecipazione di tutte le regioni e province autonome attraverso componenti designati dalla Commissione salute, l'Osservatorio Nazionale, composto da esperti di provata esperienza nel campo della formazione e della valutazione di qualità dei singoli professionisti, delle attività e delle organizzazioni sanitarie.

Tale percorso, peraltro, è stato intrapreso anche dalle Regioni, le quali hanno iniziato a loro volta a predisporre organismi finalizzati alla realizzazione dell'obiettivo suddetto.

 

Il nuovo Sistema ECM si muove su due piani tra loro integrati: uno nazionale e uno regionale. Sul piano regionale, nel quale l'autonomia viene compensata da un sistema di regole condivise, si è assistito ad uno scollamento tra Regioni del Nord e Regioni del Sud. Le prime con sistemi già maturi, da quali si sono anche mutuati elementi in fase di riformulazione del Programma nazionale ECM, e le seconde con sistemi ancora in fase di implementazione o non avviati.

Perché secondo lei ancora oggi l'ECM viaggia a due velocità?

 

Perché il differente ruolo e le tempistiche adottate dalle Regioni in relazione alla progettazione, organizzazione, erogazione e controllo della formazione hanno portato spesso a risultati diversi ed hanno evidenziato la difficoltà nel nostro Paese di condividere un livello di coordinamento interregionale. Tuttavia, la salvaguardia dell'identità regionale rappresenta anche il prerequisito necessario per aprire spazi ed opportunità di collaborazione e coordinamento fra le Regioni. In questo contesto l'Agenas sta fornendo supporto di tipo amministrativo ed informatico a quelle Regioni che si sono attivate con ritardo rispetto a quelle cosiddette “virtuose”. Favorire la conoscenza reciproca dei sistemi regionali e ridurre, anche sotto questo profilo, le distanze qualitative tra le Regioni, è operazione utile non soltanto ai contesti più difficili, ma altresì a quelli più sviluppati, che non potranno che trarre giovamento dall'interazione con realtà più omogenee e che condividano le medesime metodologie e tecniche. 

 

Con quali obiettivi e secondo quali modalità l'Agenas si è proposta di supportare le Regioni che si sono trovate un passo indietro nella gestione degli accreditamenti dei Provider ECM?

 

L'Agenzia, nel perseguimento di quanto indicato negli Accordi Stato-Regioni 2007 e 2009, ha sempre avuto l'obiettivo di far evolvere i sistemi regionali di accreditamento parallelamente al sistema nazionale. È indispensabile infatti che anche le Regioni che non sono in grado attualmente di provvedere in maniera autonoma alle prescrizioni degli accordi suddetti possano esercitare le competenze ad esse spettanti. A tal fine, si è deciso di stipulare apposite convenzioni, offrendo un supporto di tipo gestionale tanto per ciò che concerne gli aspetti amministrativo-legali quanto per il profilo informatico. A tal proposito sono stati creati appositi sistemi informatici “regionali” collegati, mediante apposito link, ai siti delle Regioni.

 

Con quali Regioni l'Agenas ha realizzato un accordo di collaborazione e, ad oggi, con quali risultati?

 

Le Regioni con cui sono in corso di esecuzione accordi convenzionali sono: Puglia, Sicilia, Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania e Sardegna. Con alcune di queste regioni sono in corso di definizione le relative procedure amministrativo-informatiche, mentre con altre tale risultato è stato già raggiunto e si sta quindi provvedendo, in conformità al sistema nazionale ed uniformandosi agli indirizzi espressi dalla Commissione Nazionale per la Formazione Continua, alla gestione delle stesse.

 

In un momento, come quello attuale, di risorse limitate le aziende sanitarie si trovano molte volte a dedicare minori risorse economiche ed organizzative alla formazione del proprio personale. Un tipico errore di miopia strategica, che non fa investire sulla principale leva della crescita: la formazione e l'aggiornamento del capitale umano. Sulla base della sua esperienza di manager di un'azienda, quali sono le maggiori problematiche di una struttura sanitaria in ambito formativo e quali dovrebbero essere i suoi obiettivi?

 

Certamente sarebbe opportuno, anche e soprattutto nell'attuale contingenza economica, continuare ad investire nella formazione e nel miglioramento continuo della qualità, perchè nel settore della sanità, dove i professionisti esprimono un livello di capacità, di competenze e di specializzazione così rilevante, in un contesto in cui la conoscenza, la tecnica, la tecnologia evolvono così rapidamente, è proprio l'aggiornamento costante del personale il fattore che consente ad un'azienda di essere “competitiva”, in grado, cioè, di garantire qualità, appropriatezza e miglioramento continuo delle cure. In questo senso, l'impostazione di una macchina organizzativa sempre più efficiente a livello aziendale, attraverso l'utilizzo mirato di tutti gli strumenti a disposizione e delle diverse modalità formative rappresenta una sfida e un'opportunità per raggiungere quegli obiettivi che un'azienda deve darsi per rispondere ai bisogni dei pazienti.

 

Secondo una recente ricerca del Centro di Ricerca e Studi in management Sanitario dell'Università Cattolica di Milano nelle aziende sanitarie prevale ancora un approccio amministrativo-burocratico alle Risorse Umane, all'interno delle quali il personale dedicato alle attività di formazione risulta residuale (circa il 25%) rispetto a quello dedicato alle attività amministrative. Si è dunque ancora lontani da un approccio strategico alla funzione. Sulla base della sua esperienza manageriale quali pensa siano i maggiori ostacoli che tale passaggio oggi incontra?

 

Come è stato ricordato anche da altre recenti ricerche (ad esempio quella dell'Agenas stessa con la Fiaso, con il contributo di Centri di Ricerca e consulenti, su Competenze e fabbisogni per lo sviluppo professionale del management SSN) le ragioni per le quali vi è ancora un forte ancoraggio burocratico-giuridico nella gestione del personale nelle aziende del Ssn sono essenzialmente due: la prima ricadrebbe nel corposo volume e nell'estrema complessità della normativa vigente, attraverso la quale si snoda l'articolazione delle attività proprie delle attuali funzioni di gestione del personale; la seconda è riferita alla tipologia, prettamente giuridica, della formazione di coloro i quali operano nell'ambito della stessa funzione. Entrambi questi fattori hanno inciso su un mancato sviluppo di sistemi propriamente gestionali.

 

In una recente intervista lei ha affermato che 'la formazione è il presupposto essenziale per giungere a creare operatori sanitari più aggiornati anche dal punto di vista manageriale e organizzativo'. Lei pensa che l'Università debba ripensare in tale ottica i suoi percorsi formativi e quali competenze manageriali ritiene debbano concretamente acquisire i professionisti sanitari?

 

Oltre all'approfondimento delle tematiche relative all'organizzazione aziendale, penso che bisognerebbe puntare su quelle competenze che siano in grado di aprire all'innovazione e alla formulazione di un pensiero prospettico, in altre parole che contribuiscano a fornire una visione più ampia del sistema. Accrescere, quindi, sia le competenze manageriali legate alla conoscenza e alla lettura dell'ambiente esterno, sia quelle orientate all'interno delle Aziende, quali la gestione di gruppi di lavoro, l'uso di una comunicazione chiara ed efficace e lo sviluppo delle capacità relazionali. Mi sembra che alcune Università abbiano già offerto la possibilità di iscriversi a percorsi formativi specifici su questi aspetti.

 

Oggi al management sanitario è richiesto un contenimento dei costi ed al contempo la capacità di soddisfare la crescente domanda di servizi da parte della collettività, sia in termini qualitativi che quantitativi. A ciò si aggiunga la necessità per i manager di saper comprendere ed adottare l'innovazione tecnologica che caratterizza il settore dei medical devices e quella gestionale organizzativa. Alla luce di questo contesto quali sono a suo parere le competenze che dovrebbe possedere oggi un manager della Sanità per gestire in modo efficace organizzazioni sempre più complesse operanti in un sistema sempre più articolato e di difficile lettura?

 

Ritengo che il top management debba essere in grado di bilanciare le competenze tecnico-specialistiche con quelle gestionali e organizzative e di sviluppare le competenze di tipo relazionale, che si esprimono, ad esempio, nel saper motivare i propri collaboratori, nell'orientamento ai risultati e nell'esercitare un'efficace funzione di leadership.

 

In questo numero ForumECM affronta la tematica della Sponsorizzazione, chiamando i diversi attori coinvolti ad esprimere il proprio punto di vista. Come giudica l'attuale sistema di trasparenza e garanzia (basato su principi, procedure ed organi di controllo), risultante dell'incontro tra interessi naturalmente divergenti quali quelli dell'Industria e quelli degli organi proposti alla governance del Sistema ECM?

 

Proprio al fine di realizzare l'incontro suddetto, con l'Accordo Stato-Regioni del 5 novembre 2009, è stato istituito il Comitato di Garanzia. Nonostante ciò però l'indipendenza della formazione continua dal sistema delle sponsorizzazioni non risulta ancora raggiunta. In riferimento a tale aspetto, la Commissione Nazionale per la Formazione Continua si è proposta di assumere un ruolo particolarmente incisivo nella fase cosiddetta di accreditamento standard. Sarà infatti realizzata una verifica particolarmente approfondita sul rispetto dei limiti previsti dalla normativa vigente in materia, mediante il riscontro del possesso della documentazione richiesta nel corso della procedura di accreditamento (si pensi alle dichiarazioni di esclusione di conflitto di interessi ed alla contrattualistica), e saranno adottati i provvedimenti necessari a garantirne l'effettività.

 

L'Agenas svolge oggi diverse funzioni in quel suo ruolo di “collegamento e supporto decisionale per il Ministro della Salute e le Regioni sulle strategie di sviluppo del Servizio sanitario nazionale”. Funzioni principalmente di valutazione. Quali sono i principali programmi dell'Agenzia per il 2012?

 

Oltre al tema della formazione, di cui abbiamo ampiamente parlato, l'Agenas si occupa, di monitoraggio e valutazione.

Per la formazione, oltre alla gestione delle procedure per l'Educazione Continua in Medicina, si procede con costante tempismo alla produzione di linee guida clinico-organizzative.

Attraverso le attività di monitoraggio, anche a supporto del Ministero e delle Regioni, l'Agenas mantiene sotto osservazione il sistema sanitario nelle sue componenti economiche e di erogazione dei livelli essenziali di assistenza.

In particolare, l'aggiornamento e l'analisi dei dati vengono rivolti alla spesa sanitaria, ai Livelli di Assistenza e ai costi e tariffe. Nel monitorare l'organizzazione dell'attività complessivamente erogata dai servizi sanitari, l'Agenzia procede all'analisi dei modelli innovativi di cure primarie, all' individuazione di indicazioni sull'integrazione socio-sanitaria, al supporto alla programmazione sanitaria delle Regioni, alla promozione dell'assistenza distrettuale.

Tra le attività di valutazione, che hanno, di recente ricevuto un nuovo impulso, l'Agenas sostiene la promozione della qualità dei servizi e delle cure erogate, attraverso il PNE (Programma Nazionale Esiti), le attività di miglioramento continuo della qualità, la promozione delle best practice e delle modalità di gestione del rischio e sicurezza, l'analisi delle procedure di accreditamento e di accessibilità (tempi e liste d'attesa).

Nel 2012, inoltre, particolare attenzione verrà rivolta al compito di favorire la diffusione delle innovazioni rilevanti e la conoscenza dei risultati delle sperimentazioni.

I diversi aspetti dell'innovazione tecnologica e organizzativa vengono approfonditi per proporre soluzioni per il miglioramento dell'efficienza e della qualità dei servizi sanitari attraverso attività di valutazione delle tecnologie biomediche (HTA - Health Technology Assessment), processi di Horizon Scanning (HS), ricognizione delle sperimentazioni gestionali.

 

 

29 Marzo 2012



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