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L'OPINIONE

Una formazione trasparente e di qualità

L'industria a confronto su obiettivi e idee

 

 

Massimo Scaccabarozzi
Presidente

Farmindustria

Stefano Rimondi
Presidente Assobiomedica

Una corretta formazione garantisce anche appropriatezza e, quindi, un migliore uso dei farmaci. Questo non può che essere incoraggiato

Scaccabarozzi

 

In una situazione economico-finanziaria così difficile l’industria, ma direi tutto il sistema sanitario, deve concentrare le risorse economiche ed intellettuali sulla formazione di qualità

Rimondi

Farmindustria

largo del Nazareno, 3/8

00187 Roma


tel. 06 675801

fax 06 6786494

 

www.farmindustria.it


Assobiomedica

viale Pasteur, 10

00144 Roma

 

tel. 06 5903962

 

www.assobiomedica.it

 

Con un’intervista doppia al Presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi e al Presidente di Assobiomedica Stefano Rimondi, ForumECM pone a confronto il mondo del farmaco con quello dei medical devices sul tema della formazione sanitaria, evidenziandone i rispettivi ruoli ed obiettivi e portando all’attenzione della Comunità professionale le loro proposte per un miglioramento del Programma di Educazione Continua in Medicina.

 

Recentemente eletti ed al primo mandato entrambi, Scaccabarozzi e Rimondi fin dai primi interventi hanno mostrato una grande attenzione al tema della formazione sottolinenando l’importanza del ruolo dell’industria nella costruzione di un sistema ECM che garantisca, nella massima trasparenza, un corretto aggiornamento degli operatori sanitari.

 

Un ruolo che vada aldilà del mero sostegno economico e che punti a far emergere, in un periodo di risorse limitate, una formazione di qualità della quale possa beneficiare il servizio sanitario ed il cittadino.

 

Sia per Scaccabarozzi che per Rimondi esistono delle problematiche ancora aperte ed il sistema necessita di una maggiore semplicità nelle regole operative.

Ma per entrambi l’unica strada è quella già intrapresa: un fattivo dialogo con le istituzioni per la ricerca di soluzioni condivise.

 

Dal loro lato lo sforzo di informazione e formazione verso le imprese associate sul tema delle regole del Programma ECM, ed in particolare su quello delle sponsorizzazioni, è stato e rimane molto forte, con l’elaborazione di Codici deontologici e linee guida e la predisposizione di strumenti di informazione e momenti di confronto.

 

Capitolo a parte la formazione manageriale. Se l’Università è ritenuta in grado di offrire percorsi formativi adeguati a formare figure per il settore farmaceutico e dei medical devices, per entrambi deve essere potenziata un’offerta formativa diretta a garantire al professionista sanitario quella preparazione manageriale oggi necessaria ad una corretta gestione delle risorse e delle persone.

 

In questa loro veste di attori del Sistema ECM, a volte considerati erroneamente solo comprimari, ForumECM li ha messi a confronto.

 

 

Quali saranno gli obiettivi della nuova Presidenza sul tema della formazione?


La formazione, oltre all’informazione, è sempre stata considerata dalle industrie farmaceutiche fondamentale per l’aggiornamento degli operatori sanitari.

Farmindustria ha seguito negli anni l’evolversi del programma nazionale di educazione continua in medicina, collaborando con la Commissione ECM su alcune tematiche importanti per il settore. E, come in passato, continuerà ad essere seguito con interesse lo sviluppo di un sistema ECM sempre più trasparente, etico e di qualità.

 

Gli obiettivi sono quelli che Assobiomedica ha sempre dichiarato: collaborare con le istituzioni e lavorare con le imprese affinché la formazione abbia regole chiare per garantire trasparenza senza ingessare il sistema della formazione.

 

Come si colloca la tematica della formazione nel suo disegno di Presidenza?


Vorrei dare la giusta attenzione alla formazione e alle problematiche ancora aperte con l’applicazione del Regolamento ECM. Il dialogo con le parti interessate e soprattutto con la Commissione ECM è fondamentale per giungere a soluzioni condivise.

Una corretta formazione garantisce anche appropriatezza e, quindi, un migliore uso dei farmaci. Questo non  può che essere incoraggiato.

 

I dispositivi medici non esisterebbero se non ci fosse la costante relazione medico-industria. È grazie a questo rapporto virtuoso che sono nate e si evolvono le tecnologie mediche.

In aggiunta a ciò, va ricordato che questo mondo ha la capacità di portare a sintesi e di concretizzare in prodotti utilizzabili le conquiste di molti saperi oltre la medicina: la meccanica, l’informatica, la fisica, la chimica, la biologia e le tante professionalità che vi ruotano intorno.

 

L’industria del farmaco/biomedicale ha un ruolo fondamentale nel migliorare la qualità e le aspettative di vita delle persone. Quanto secondo lei è importante il ruolo dell’industria nella formazione? Cosa è cambiato rispetto al passato? E quali sono le sostanziali differenze rispetto all’estero?


L’industria ha un ruolo rilevante nell’ambito dell’ECM ed è chiamata ad offrire grazie al sostegno economico un’importante collaborazione per la realizzazione degli eventi formativi. Quindi, anche se la normativa ci impedisce di contribuire direttamente alla formazione, partecipiamo al perseguimento degli obiettivi fondamentali del programma, che sono quelli di migliorare la qualità delle prestazioni sanitarie erogate ai cittadini. L’industria ovviamente ha sempre svolto attività di informazione e di aggiornamento anche se oggi è cambiato il modo di fare informazione e formazione, grazie ai nuovi strumenti tecnologici sempre più utilizzati in questi campi. L’introduzione della Formazione a distanza (FAD), ad esempio, ha sicuramente agevolato la partecipazione degli operatori sanitari alle iniziative formative, senza doversi spostare dal luogo di lavoro.

La formazione continua all’estero è rivolta in particolare alla classe medica. Il sistema ECM del nostro Paese invece mira alla formazione e all’aggiornamento di tutti gli operatori che lavorano nell’ambito sanitario (non solo i medici, ma anche gli infermieri, i farmacisti, i veterinari, i biologi, etc.) coinvolgendo circa 32 professioni. Quindi, molto più articolato e capillare.

 

L’industria ha un ruolo fondamentale nella formazione, non solo perché ne ha sempre sostenuto, e continua a farlo, gli oneri economici, ma anche perché è parte integrante delle relazioni virtuose di cui parlavo prima. Il professionista che utilizza il prodotto o la strumentazione individua le possibili migliorie, ipotizza soluzioni alternative, evidenzia bisogni specifici.

L’industria accoglie questi suggerimenti e li trasforma in prodotti.

Da questo punto di vista nulla è cambiato rispetto al passato: il nostro mondo è cresciuto e si è sviluppato in questo modo e continua ad essere così. È cambiata invece l’attenzione alla qualità dell’offerta formativa: soprattutto in una situazione economico-finanziaria così difficile l’industria, ma direi tutto il sistema sanitario, deve concentrare le risorse economiche ed intellettuali sulla formazione di qualità. Questo percorso però non lo possiamo fare da soli: abbiamo bisogno della collaborazione delle società scientifiche e delle istituzioni.

Come spesso accade, gli altri Paesi sanno darsi regole anche severe ma semplici, senza cadere in percorsi burocratici spesso complessi e poco chiari, forieri di costi inutili. Dovremmo fare uno sforzo per andare nella stessa direzione.

 

La tematica che a Cernobbio ha attirato anche quest’anno maggiore attenzione è stata quella delle sponsorizzazioni. La Commissione ha disegnato un sistema che cerca di garantire trasparenza. Lei pensa che tale sistema abbia ad oggi delle criticità? E in questo caso ha delle proposte in merito?


Con l’entrata in vigore del Regolamento ECM sono sorti alcuni problemi importanti per il settore che, grazie al dialogo con la Commissione ECM e con le altre istituzioni interessate, sono stati superati. In particolare, mi riferisco al reclutamento dei partecipanti da parte delle Aziende e agli aspetti contrattuali riguardanti la gestione dell’ospitalità.

Una criticità recentemente emersa concerne il disallineamento dei tempi previsti dalla normativa ECM, che concede ai Provider di comunicare alla Commissione eventuali cambiamenti al programma fino a 30 giorni prima della data dell’evento, e dal D.Lgs. 219/2006, che invece impone alle Aziende di presentare la richiesta di autorizzazione per convegni e congressi 60 giorni prima dello svolgimento dell’iniziativa.

Questa discrepanza potrebbe compromettere l’autorizzazione dell’Agenzia Italiana del Farmaco e conseguentemente la sponsorizzazione dell’evento da parte delle imprese. È un problema che intendiamo approfondire con la Commissione ECM e con l’AIFA.

 

Abbiamo reso pubblicamente merito alla Commissione ECM di aver notevolmente migliorato le disposizioni del Regolamento, che avevamo fortemente criticato perché a nostro avviso, al di là delle buone intenzioni, nei fatti rischiava di generare un sistema scarsamente trasparente.

Permangono ancora alcune criticità, quali ad esempio come trattare le sponsorizzazioni multi sponsor, le modalità di conservazione delle richieste di autorizzazione agli ospedali, la deducibilità fiscale delle sponsorizzazioni ECM. Siamo tuttavia certi che la Commissione prenderà in considerazione le richieste di chiarimento.

 

In un periodo cruciale per la Sanità italiana alle prese con il Federalismo fiscale quali sono state le maggiori difficoltà e le maggiori penalizzazioni affrontate dalle aziende farmaceutiche/di medical devices nell’ambito della formazione?


Non sono state segnalate particolari problematiche legate all’ECM regionale. Un grande sforzo è stato fatto dalla Commissione ECM e dalle Regioni per giungere a un sistema condiviso. A Cernobbio è stato comunicato che verrà pubblicato a breve un altro Accordo Stato-Regioni, per chiarire alcuni aspetti dell’assetto ECM. Vedremo quali saranno le novità.

 

Devo dire che le maggiori difficoltà registrate dalle imprese sono state per lo più legate all’interpretazione del Regolamento e alla gestione dei contratti con i Provider. Non mi pare che il Federalismo abbia avuto su questa materia particolari impatti.

 

Cosa fa la vostra associazione per le aziende associate in termini di informazione-formazione sulla tematica delle sponsorizzazioni? È stato istituito un Codice Deontologico?


Farmindustria assicura una continua informazione alle proprie associate attraverso vari mezzi di comunicazione (circolari, incontri, convegni, ecc.) sulle diverse materie del settore farmaceutico e sanitario, comprese quelle riguardanti la formazione continua e la sponsorizzazione.

E da molti anni si è dotata di un Codice Deontologico, le cui disposizioni, anche in materia di iniziative ECM e non-ECM, sono tra le più rigorose a livello internazionale.

 

Abbiamo elaborato linee guida, organizzato incontri con esponenti della Commissione ECM e Società scientifiche e continuiamo a organizzarne. Ovviamente diramiamo via via alle imprese associate circolari esplicative.

Una parte rilevante del nostro Codice etico è dedicata al tema della formazione quale momento particolarmente delicato del rapporto impresa-pubblico dipendente. Il principio a cui le regole contenute nel nostro Codice si ispirano è quello della sobrietà cui gli eventi formativi devono essere improntati.

Abbiamo infatti sottolineato che sia imprese che operatori, lavorano in un ambito particolarmente delicato e sensibile alla coscienza di tutti, qual è quello della salute.

Regole e sobrietà condivise dalla maggior parte delle Società scientifiche, in parte criticate invece da alcune. Confidiamo però che nel prosieguo del confronto anche queste poche Società cambieranno atteggiamento.

 

Secondo lei l’Università forma figure professionali manageriali adatte ad essere impiegate dalle aziende farmaceutiche/di medical devices ed esistono dei corsi di alta formazione in grado di formare i manager di domani nel suo settore?


L’Università ha senza dubbio un ruolo fondamentale nella preparazione e nella formazione manageriale di figure professionali, che potrebbero essere impiegate nel settore. Farmindustria ormai da diversi anni collabora con vari Atenei sul territorio nazionale e supporta Master universitari per la formazione di nuove e qualificate professionalità nel settore farmaceutico. Anche i corsi di elevata qualità contribuiscono allo sviluppo di una classe manageriale in grado di guidare il rinnovamento della sanità italiana.

 

Certamente si. Molte nostre università offrono corsi di altissimo livello che sfornano giovani ben preparati. È comunque poi la singola azienda che completa il perfezionamento del proprio personale.

 

Qual è secondo lei il profilo professionale sanitario che maggiormente richiede una formazione manageriale? E quale è invece ad oggi la figura professionale più preparata?


La formazione manageriale svolge un ruolo essenziale nell’ambito sanitario perché consente, attraverso la professionalizzazione degli operatori sanitari, il miglioramento continuo della cultura e della gestione delle risorse umane ed economiche. Un tipo di formazione da potenziare e rivolgere alle categorie professionali più impegnate nella gestione delle risorse e dei servizi, per garantire una maggiore efficienza del sistema e prestazioni sanitarie di qualità.

Nel contesto professionale della Sanità non è possibile poi stilare una graduatoria perché ci sono molte punte di eccellenza.

 

È ormai evidente la necessità che anche i medici e gli operatori sanitari con funzioni di responsabilità – penso ai farmacisti ospedalieri, agli ingegneri clinici, agli infermieri e ad altri ancora, senza dimenticare i provveditori economi - abbiano capacità manageriali e per questo motivo deve svilupparsi un’offerta formativa che soddisfi queste esigenze.

Nessuno può più lavorare a compartimenti stagni: le strutture sanitarie sono meccanismi molto complessi e il loro buon funzionamento dipende dalle persone che, nell’espletare la propria specifica funzione, devono avere ben presenti gli obiettivi e le esigenze dell’intera struttura. Le loro decisioni non sono fini a se stesse, ma hanno effetti che inevitabilmente si riversano anche su qualche altra funzione dell’organizzazione.

Auspichiamo inoltre che tutte queste figure professionali vedano nell’industria seria non una controparte, come succede ancora troppo spesso, ma un partner con cui collaborare per la qualità complessiva del servizio sanitario. 



 



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