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L'OPINIONE

Il doppio sistema di accreditamento
Una sfida culturale per un federalismo maturo

 

 

Amedeo Bianco
Presidente FNOMCeO

Il sistema  ECM ha un grande merito:
ha fatto diventare le attività formative un sistema coerente allo sviluppo del sistema sanitario

Amedeo Bianco

 

ForumEcm incontra Amedeo Bianco, Presidente della Federazione degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (FNOMCeO).
Un’intervista a tutto campo sul sistema Ecm di cui Bianco è attore protagonista come Vice Presidente della Commissione Nazionale per la Formazione Continua.  
Dal ruolo della formazione nella vita professionale del medico alle criticità del sistema, dalle nuove proposte formative della FNOMCeO alla possibilità di conciliare regole e sponsorizzazioni.

 

 

Presidente Bianco, a cosa ha lavorato quest’anno la Commissione Nazionale ECM?


Abbiamo preparato il nuovo Accordo Stato-Regioni, che migliora il precedente. La grande novità di questo Accordo è il punto di equilibrio raggiunto tra i due sistemi di accreditamento, nazionale e regionale.

È una sfida culturale, nella quale verificare la capacità di sviluppare forme di federalismo maturo, efficace ed efficiente. Le Regioni hanno infatti necessità di orientare le regole normative connesse alle proprie specificità organizzative, ma allo stesso tempo occorre garantire la coerenza al sistema nazionale. L’equilibrio si raggiunge con la competizione dei sistemi regionali verso l’alto e tenendo saldo un asset di requisiti e criteri per l’accreditamento che abbia la sua omogeneità,  anche per dare una garanzia ai professionisti sulla qualità e l’efficacia della formazione.

 

I medici, e più in  generale i professionisti della sanità, si sono sempre aggiornati. Cosa ha aggiunto allora l’ECM?


Il sistema ECM ha un grande merito. Ha fatto diventare le attività formative, che già prima venivano svolte in ragione dei codici deontologici e della responsabilità di ogni singolo professionista, un sistema coerente allo sviluppo del sistema sanitario, che da una parte guarda ai bisogni del singolo e dall’altra ai bisogni delle organizzazioni sanitarie. In questo modo l’elemento della formazione si raccorda direttamente anche al miglioramento delle organizzazioni e dei processi assistenziali, di cura e di prevenzione.

 

Il sistema ECM italiano ha caratteristiche particolari?

Credo che siano almeno quattro. La prima è sicuramente l’idea di individuare degli obiettivi formativi e i dossier formativi. L’altra è il sistema di certificazione dei crediti che passa attraverso gli Ordini e i Collegi, utilizzando la rete delle anagrafiche dei professionisti e creando così uno straordinario database delle attività formative realizzate.

La terza è il modo in cui si affronta il rapporto tra autonomia e indipendenza della formazione e sponsorizzazione, con l’obiettivo della massima trasparenza e dunque attraverso un contratto pubblico. La quarta sono le attività di ricerca mirate all’aggiornamento delle attività formative, per creare una cultura di innovazione delle metodologie didattiche.

 

Quali sono le maggiori criticità del sistema?

Il sistema ha sicuramente delle asimmetrie tra domanda e offerta. Ma avere una mappatura dell’esistente consente di organizzarsi per far crescere l’offerta dove serve. Proprio per questo come FNOMCeO, e lo stesso ha fatto l’IPASVI, abbiamo messo a disposizione attività formative a distanza potenzialmente aperte a tutti gli iscritti che sono in grado di coprire il 50% dei crediti formativi richiesti per quest’anno, a titolo gratuito. Su questo stiamo lavorando in modo sistematico, e per l’anno prossimo faremo eventi formativi sui temi deontologici, oltre a progetti legati alla buona gestione del servizio.

L’altro strumento utile per rispondere ai bisogni formativi è la formazione sul campo aziendale, una metodologia rivolta soprattutto al miglioramento della qualità dei processi e che si realizza tramite audit, peer review, gruppi di lavoro, revisione dei casi clinici, ecc.

Infine c’è l’offerta formativa delle Società scientifiche, rivolta soprattutto allo sviluppo delle competenze in ogni singola area specialistica.

 

Come è possibile conciliare regole e sponsor?

C’è un'area di convergenza di interessi tra industria e formazione, là dove esiste l’esigenza di informare su una nuova tecnica, su un nuovo farmaco o su un nuovo presidio. L’industria farmaceutica e l’industria biomedicale hanno prodotti di qualità, innovativi che hanno una loro forza propositiva, e che quindi è bene che entrino in un circuito di comunicazione e di formazione.

Lo sponsor che voglia solo promuovere i suoi prodotti ha altri canali.



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